Fotografa digitale & analogica
Ciao! Sono Greta, e sono una fotografa che lavora tra documento e poesia. Ventidue anni fa ho preso in mano la macchina fotografica per la prima volta e non l'ho più lasciata: prima come passione, poi come formazione, oggi come professione.
Non cerco la posa perfetta né l'immagine costruita a tavolino. Cerco l'istante in cui l'illuminazione entra in risonanza con qualcosa di vivo. Uno sguardo, un gesto tra due persone, un dettaglio che altrimenti passerebbe inosservato.
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Fotografo per paura di dimenticare: ogni scatto è un modo per trasformare un ricordo, un'emozione, un frammento di tempo in qualcosa di tangibile. Questo vale per un ritratto in studio quanto per un progetto editoriale pensato nei minimi dettagli, o per due persone fotografate mentre si guardano davvero.
C'è anche un legame personale con il mare e con la luce, che torna spesso nel mio modo di leggere una scena: la ricerca di un blu profondo, di un controluce, di un momento sospeso tra il reale e il ricordato.
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Sono laureata in Arte, Design e Spettacolo, con un master in Economia e Gestione dei Beni Culturali e Artistici. Il lavoro nel mondo dell'arte — organizzazione di mostre ed eventi, curatela, ma anche la documentazione fotografica di installazioni e ritratti d'artista in galleria — ha ampliato il mio modo di guardare: mi sono avvicinata a quel mondo proprio per la passione per la fotografia, e oggi quella stessa passione torna a essere una pratica vera e propria.
Tra le tappe della mia formazione, la più importante è la masterclass "Atelier Mosaiko" con la fotografa Maria Giulia Costanzo — un punto di riferimento per come costruisco un ritratto oggi. A questo si aggiunge la formazione più tecnica alla Bottega Immagine di Milano: digitale e postproduzione, poi camera oscura e analogico.
Ma è nella stampa alternativa che sento la trasposizione fotografica più artistica: la cianotipia, in particolare, è il punto in cui la tecnica smette di essere solo tecnica e diventa quasi un gesto pittorico. È lì che tutto il mio percorso — la curatela, la formazione tecnica, la stampa fatta a mano — si mette in dialogo: la creatività, per me, nasce esattamente in quello scambio.
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Tra digitale e analogico, è la pellicola a custodire il mio cuore. In un mondo che rincorre costantemente l'ultima novità tecnologica, scelgo di rallentare per ritrovare la materia, l'autenticità e la manualità dello scatto analogico.
Sessioni su rullino:
Pochi scatti, pensati prima di essere impressi: grana, colore e contrasto nascono dalla chimica della pellicola. Porto poi la ricerca sulla carta, in camera oscura e con le cianotipie.
Sessioni in digitale:
Più flessibili su tempi, numero di scatti. La cura della luce e della composizione resta la stessa, dal primo scatto alla selezione finale.
Uno sguardo nella mia vita
...la ragazza dietro l'obiettivo
Sono un po' un calderone di cose diverse, lo ammetto. Se dovessi indovinare cosa sto facendo in questo momento, probabilmente ho un anime in sottofondo mentre modifico delle foto. Ascolto musica di ogni possibile genere, qualsiasi, dico davvero. Sono cresciuta con Harry Potter e Il Signore degli Anelli senza mai riuscire a uscirne, e ancora oggi streghe, maghi, fate e folletti mi convincono più di qualsiasi personaggio "normale". Ci metto dentro anche gli spiriti del folklore giapponese, un paese che vorrei visitare da sempre e in cui non sono ancora mai stata, mi piace il grottesco, come quello un po' storto delle fotografie di Diane Arbus o dei film di David Cronenberg, gli horror in generale, e qualche rituale energetico con salvia bianca e palo santo. E poi, ovviamente, Halloween: zucche ovunque e l'unica occasione ufficiale per essere un po' stramba senza che nessuno faccia domande.
Ma il luogo a cui torno sempre è il mare: il blu profondo, le creature che ci vivono dentro, l'idea che sotto la superficie ci sia sempre qualcosa che non conosciamo del tutto. Levanzo, la mia piccola isola del cuore, è dove tutto questo si mescola — la luce, il sale, la lentezza di un rullino che si sviluppa mentre il tempo fa il suo corso. Riempio casa di macchine fotografiche e oggetti vintage senza una vera ragione, se non che ognuno porta con sé una storia che non mi appartiene ma che scelgo di custodire. Sono fatta di tutte queste cose insieme — e forse fotografo proprio per questo: per fissare, anche solo per un istante, l'energia che si muove tra le cose vere e quelle che sembrano appartenere a un altro mondo.
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